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PROSSIMA EDIZIONE GIUGNO/LUGLIO 2015

superiore-terzo

In questi ultimi venti anni, per limitarsi soltanto ad alcuni campi su cui si basano però i pilastri della moderna convivenza civile, è aumentata la disoccupazione, che supera ormai la soglia del 10%, medio, ma con punte riferite ai soli giovani (15/24 anni) che si attestano sul 34% (dati ISTAT del 2° trimestre 2012); la tassazione diretta ed indiretta è divenuta progressivamente la più alta d’Europa e tra le più alte del mondo, senza che, al contempo, vi siano stati significativi investimenti per i servizi sociali, sanitari ed al cittadino. Tutto ciò ha, di fatto, aumentato l’area della povertà assoluta e relativa. Questo accadeva contemporaneamente al susseguirsi di tre rilevanti terremoti (Umbria/Marche, Abruzzo, Emilia Romagna); di almeno una alluvione per anno in più zone; di estesi incendi boschivi nell’Italia peninsulare; di importanti dissesti idrogeologici; di evidenti segni di un lento ma progressivo inaridimento dei terreni fertili; di incontrollati inquinamenti atmosferici e marini (Taranto e Marghera); di imponenti flussi migratori in entrata. Queste emergenze hanno un costo molto elevato per la nostra società, innanzitutto in vite umane ed in termini di sofferenza personale; la tragedia si compie ormai quotidianamente, con istituzioni pubbliche troppo lente nel fornire accettabili soluzioni oppure, nel peggiore dei casi, assolutamente impotenti e non in grado di creare e favorire una cultura della protezione sociale dell’uomo. Nel tempo, si è così progressivamente assistito all’integrazione dei servizi mancanti con opere di bene provenienti dal singolo cittadino o da comunità più ampie, ma che avevano sempre la stessa connotazione di solidarietà volontaria, senza fini di lucro. Oggi, la voglia di fare si è ampliata a tal punto da sostituire, a volte completamente, lo Stato: è questo ad esempio il caso delle cooperative sociali in Italia e delle nostre organizzazioni non governative operanti in altre nazioni. Il concetto di volontariato si è a tal punto dilatato che si parla ormai in ogni caso di “aiuto umanitario”, da considerare nella sua accezione più ampia, indipendentemente dal fatto che il destinatario finale sia in patria o meno, perché coloro che ne usufruiscono sono sempre individui dimenticati, i più deboli della società, le vittime della povertà, oppure di disastri naturali, epidemie o guerre che comunque la provocano. All’uopo è interessante riportare parte di due definizioni presenti su Wikipedia. La prima, indica l’oggetto e ci dice che:”….gli aiuti umanitari sono organizzati soprattutto a seguito di emergenze e crisi umanitarie, ed hanno in primo luogo lo scopo di salvare vite umane, alleviare situazioni di sofferenza, mantenere la dignità umana....ecc….”; in definitiva, parrebbe che l’intervento, se vi è, si identifichi arealmente con una superficie vasta, anche geografica. Ma, in effetti, non è sempre così; c’è molto di più. La successiva, pone invece l’accento sulla specificità di quelle realtà non imprenditoriali che contraddistinguono quello che viene tecnicamente identificato come “terzo settore” in cui opera il volontariato, ovvero il soggetto attuatore: “…il terzo settore… va a colmare quell'area tra Stato e mercato nella quale si offrono servizi, si scambiano beni relazionali, si forniscono risposte a bisogni personali o a categorie deboli secondo approcci che non sono originariamente connotati dagli strumenti tipici del mercato, né da puro assistenzialismo”; il tutto avviene di norma in zone fisiche più delimitate, ma, se del caso, se necessario, anche molto ampie, al fine di rendere possibile e poi, successivamente, di migliorare, la vita delle comunità attraverso un percorso virtuoso basato sull’equità, la giustizia sociale, la sussidiarietà e lo sviluppo compatibile con l’ambiente! E’ dunque questa la solida base morale e scientifica su cui poggia l’impianto teorico riguardante la costituzione della Scuola estiva universitaria in “Economia della produzione, organizzazione e gestione di beni e servizi nel terzo settore”, che ha fra i suoi compiti anche quello di fornire ai partecipanti una prima, ma già esaustiva, formazione di base per i futuri operatori di quelle istituzioni che lavorano per il conseguimento di una vita almeno dignitosa.

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